Infanzia e adolescenza: nove reti della società civile scrivono a Conte, urge un piano strategico nazionale e al sistema dell’educazione il 15% degli investimenti previsti per la ripresa

Nel mondo 1 miliardo e 650 milioni di bambini/e e ragazzi/e hanno interrotto le normali attività scolastiche per l’emergenza Covid-19. In Italia sono 9,8 milioni, il 16,8% della popolazione. È importante mettere al centro dell’agenda politica un investimento su di loro che rappresentano il presente e il futuro del Paese a cui sono legate le opportunità di sviluppo economico e civico di tutta la collettività.

Ripartire dall’educazione e dai diritti delle nuove generazioni con investimenti e politiche per consentire all’Italia di risollevarsi, perché senza attenzione ai diritti dei bambini e degli adolescenti non può avvenire una vera ripartenza. Con un documento articolato in cinque punti, e una richiesta di incontro al Presidente del Consiglio, nove reti di organizzazioni impegnate nel campo dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che comprendono centinaia di realtà del terzo settore, dell’associazionismo civile, professionale e del sindacato, chiedono di aprire un’interlocuzione con il Governo.

In questi mesi di lockdown dovuti al diffondersi dell’epidemia, milioni di bambini e adolescenti, con i loro genitori, hanno subìto una doppia crisi, economica ed educativa, in un Paese che mostrava già dati allarmanti e gravi disuguaglianze nelle opportunità di crescita, di apprendimento e di sviluppo. Un milione e 137 mila, pari all’11,4% (dato 2019) sono i minorenni che in Italia vivono in povertà assoluta, il 14,5% degli e delle adolescenti abbandona la scuola, il 12,3% dei ragazzi/e tra 6-17 anni vive in case prive di strumenti informatici, pc o tablet, il 10,5% dei ragazzi/e tra 15 e 19 anni non è occupato e non é inserito in un percorso di formazione.

Si tratta di una emergenza acuita dalla pandemia, ma che ha radici più lontane. Le nove reti firmatarie ritengono fondamentale e strategico intervenire per colmare i gravi squilibri demografici e sociali a svantaggio delle nuove generazioni, erose dalla bassa natalità e ad alto rischio di povertà materiale ed educativa. Serve un forte segno di discontinuità dopo decenni di limitati investimenti su istruzione e politiche per l’infanzia e l’adolescenza, al fine di rilanciare il futuro del Paese, in coerenza con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’Onu, sottoscritta da 193 Paesi inclusa l’Italia.

Le richieste contenute nel documento “educAzioni: cinque passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambine, dei bambini e degli e delle adolescenti”, condiviso dalle reti firmatarie, si articolano su cinque priorità:

  • l’attivazione, a partire dai territori più svantaggiati, dei Poli educativi 0-6 anni, sotto il coordinamento del Ministero dell’Istruzione, con garanzia di accesso gratuito per le famiglie in difficoltà economica;
  • la costruzione di patti educativi territoriali per coordinare l’offerta educativa curriculare con quella extracurriculare, mantenendo le scuole aperte tutto il giorno, coordinati e promossi dagli enti locali, in collaborazione con le scuole e il civismo attivo;
  • la possibilità di raggiungere i più colpiti dal black out educativo a partire dall’estate, con una offerta educativa personalizzata, da proseguire alla ripresa delle scuole, con un’attenzione speciale al benessere psicologico, alle necessità degli alunni disabili e agli adolescenti usciti dal circuito scolastico;
  • l’allocazione del 15% del totale degli investimenti per il superamento della crisiin educazione per dotare le scuole delle risorse necessarie, migliorare la qualità dell’istruzione rendendola più equa e incisiva, contrastare la povertà educativa e la dispersione;
  • la definizione di un piano strategico nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza, con obiettivi chiari e sistemi di monitoraggio, per promuovere il rilancio diffuso delle infrastrutture sociali e educative.

Il contenuto del documento sarà discusso in un webinar pubblico nella giornata di oggi alle 14:30 sulla pagina Facebook EducAzioni – i 5 passi.

Le reti firmatarie

Alleanza per l’Infanzia, Appello della Società Civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Forum Disuguaglianze e Diversità – ForumDD, Forum Education, #GiustaItalia Patto per la Ripartenza, Gruppo CRC, Tavolo Saltamuri.

DECRETO RILANCIO: SEGNALI POSITIVI MA TIMIDI SUI BISOGNI SOCIALI ED EDUCATIVI DEI BAMBINI, DEGLI ADOLESCENTI E A FAVORE DELLE FAMIGLIE

COMUNICATO DEL 22 MAGGIO 2020

L’educazione e lo sviluppo delle capacità dei bambini e ragazzi nella prima infanzia e durante gli anni della scuola devono essere considerate un ambito di investimento tanto importante quanto la sanità e le attività produttive se vogliamo favorire la ripresa ed il rilancio del nostro paese.

Partendo da questa forte convinzione, l’Alleanza per l’Infanzia – pur valutando positivamente il fatto che nel Decreto “Rilancio Italia” si inizino ad affrontare i bisogni educativi e di socialità dei bambini e degli adolescenti nella fase di perdurante emergenza epidemica – ritiene tuttavia che serva un passo diverso e maggior coraggio, con coerenti maggiori risorse e investimenti, nel breve e medio periodo.

In particolare:

  1. È positivo che vi siano fondi per una messa a norma degli edifici scolastici alla luce dei nuovi indirizzi sul distanziamento in presenza fra studenti, per investimenti infrastrutturali e per nuove assunzioni. L’auspicio è che ciò avvenga in tempi brevi in modo da garantire un inizio ordinato dell’anno scolastico, tanto più a fronte dell’eccezionalità cui sono stati costretti allievi, famiglie e insegnanti in questi mesi. Tuttavia appare indispensabile che – per garantire a tutti quella didattica in presenza che gli esperti ritengono indispensabile per un corretto approccio e relazione pedagogica – si investano più risorse di quelle attualmente previste in personale, formazione del personale e anche per affrontare il tema della messa in sicurezza degli edifici scolastici e del loro adeguamento ad una didattica non esclusivamente frontale, problema non certo recente della scuola italiana.
  2. A fronte dell’elevato numero di bambini e ragazzi che hanno avuto accesso a poca o nessuna offerta di didattica a distanza (il 20% circa le stime del MIUR), soprattutto in famiglie con inadeguate risorse socio-culturali, appare inaccettabile che non venga programmata alcuna attività di sostegno nei prossimi mesi prima della ripresa a settembre, lasciando che a rispondere sia solo l’associazionismo civile (dove lo riuscirà a fare su base volontaria). Il rischio molto concreto è, da un lato, una drastica perdita di competenze e conoscenze da parte di molti studenti, dall’altro, un forte aumento dell’abbandono scolastico. L’Italia già si segnala per un alto tasso di dispersione scolastica e per la presenza di molti NEET (i giovani che non studiano e non lavorano) così come di molti studenti con basse competenze.
    È, quindi, fondamentale non abbandonare questi giovani a sé stessi in un periodo di forte fragilità. Ciò richiede, innanzitutto, di individuarli all’interno delle scuole (grazie all’aiuto di dirigenti e insegnanti) e poi di proporre loro un sostegno durante l’estate, anche con piani personalizzati, mantenendoli agganciati al sistema dell’istruzione, con risorse aggiuntive per gli insegnanti e anche con la collaborazione dell’associazionismo civile. Una tale sperimentazione potrebbe costituire un’utile esperienza da sviluppare in modo sistematico alla ripresa dell’anno scolastico e, quindi, anche in tempi normali.
  3. È necessario che le attività estive organizzate (centri estivi e altro) si pongano anche l’obiettivo di aiutare i bambini e ragazzi a elaborare quanto successo in questi mesi e a prepararli a un rientro diverso a scuola (dove ci saranno regole sanitarie da rispettare, modalità di organizzazione dei tempi e degli spazi diverse…).
    Inoltre, il finanziamento dei centri estivi deve tener conto delle diversità territoriali in termini di offerta, anche al fine di ridurre le diseguaglianze sociali, prevedendo forme di finanziamento e supporto orientate a colmare queste diseguaglianze.
  4. Nelle attività estive previste dal decreto “Rilancio” – comprese quelle di recupero indicate al punto precedente – ma anche nella programmazione della riapertura dell’anno scolastico, occorre prestare particolare attenzione ai bambini e ragazzi con disabilità, senza per altro considerarli un gruppo omogeneo. Al contrario, occorre tenere in considerazione tutte le diverse disabilità, non solo le intellettivo-relazionali, ma anche motorie e con diversa vulnerabilità a malattie; occorre prevedere adozione di ambienti classe, e di piattaforme DAD, ove opportuni, disegnati in maniera inclusiva e non discriminanti. Occorre anche includere i bambini e ragazzi che vivono in comunità o che sono ristretti in carcere con le loro mamme.
  5. È comprensibile e condivisibile la preoccupazione che frena la riapertura dei nidi per i bambini sotto i tre anni, dato che è impossibile applicare a loro e alle loro educatrici ed educatori, in maniera rigida e tassativa, le norme di distanziamento fisico e igienico. Tuttavia, è importante bilanciare (come è avvenuto e sta avvenendo in altri Paesi) il rischio di una riapertura controllata con il rischio degli effetti, sul piano della socialità e dello sviluppo cognitivo ed emotivo, di un prolungato isolamento entro la famiglia, o, viceversa, di soluzioni informali al di fuori di ogni controllo. Rischi che possono essere superati solo parzialmente, e per un lasso di tempo limitato, attraverso legami educativi a distanza, messi in atto da alcuni nidi in queste settimane, e che in ogni caso non offrono soluzioni all’altra funzione del nido, ovvero alla necessità di provvedere alla cura dei piccoli quando i genitori sono al lavoro.
    È auspicabile che, approfittando dell’estate e della possibilità di stare all’aperto, si sperimentino aperture per piccoli gruppi, almeno per i bambini sopra l’anno, nel rispetto non solo delle norme di sicurezza, ma delle esigenze pedagogiche e relazionali la cui acquisizione è ormai esperienza consolidata nel sistema 0-3 italiano, anche in vista di un’auspicabile riapertura a settembre.
  6. Per quanto riguarda specificamente il tema della conciliazione famiglia-lavoro, l’Alleanza accoglie positivamente la norma prevista dall’art. 95 del Decreto “Rilancio” che rende il lavoro agile un diritto esigibile dai genitori di figli fino ai 14 anni. Ribadisce tuttavia che la possibilità non è accessibile a tutti i tipi di occupazione, perciò non può essere intesa come lo strumento principale, tantomeno unico, di soluzione del tema della conciliazione. Inoltre, è importante che il lavoro a distanza preveda la possibilità di negoziare gli orari (inclusa la possibilità di fruire di part time) e sia regolato attraverso percorsi partecipati dalle rappresentanze dei lavoratori. Anche il congedo parentale straordinario rappresenta uno strumento di conciliazione molto limitato per la sua durata, livello di indennizzazione e target (solo lavoratori dipendenti). Andrebbe inoltre garantita la possibilità di fruirne in ogni forma di part time.
  7. Infine, l’Alleanza rileva come, nel pur enorme impegno finanziario dispiegato nel decreto “Rilancio”, le risorse destinate specificamente alle famiglie con figli minorenni siano relativamente contenute. Riguardano sostanzialmente, da un lato, i fondi destinati ai centri estivi e al contrasto alla povertà educativa, dall’altro, il prolungamento del bonus baby sitter e del congedo genitoriale straordinario (limitatamente ai soli lavoratori/trici dipendenti).
    Mancano un piano strutturale di rilancio dei servizi per la prima infanzia, in un periodo di gravi difficoltà, e un sostegno economico al costo dei figli, che riguardi tutte le famiglie e abbia un carattere almeno in linea di tendenza strutturale, come l’ipotizzato “assegno unico-universale” per i figli che pur era nel programma del governo e che avrebbe dovuto razionalizzare e includere i trasferimenti monetari esistenti, superandone il carattere insieme frammentario e categoriale.

Verrà pubblicato nei prossimi giorni su questo sito un documento più dettagliato di analisi del Decreto Rilancio e relative proposte.

LA SCUOLA E I SERVIZI EDUCATIVI PER LA PRIMA INFANZIA SONO ALTRETTANTO CRUCIALI DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE PER LA RIPRESA E IL FUTURO DEL PAESE

Comunicato del 30 aprile 2020

È importante ricordarci in questo momento complesso che il sistema educativo italiano risponde innanzitutto ai diritti costituzionali dei bambini e ragazzi a ricevere un’istruzione e ad avere accesso a risorse adeguate al fine di assicurare il pieno sviluppo delle proprie capacità fin dai primi anni di vita e di contrastare le disuguaglianze di partenza. Esso è anche importante e fondamentale per aiutare a risolvere i problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori.

Come ha riconosciuto anche il Presidente della Repubblica, la chiusura delle scuole (inclusi nidi e scuole dell’infanzia) è una ferita per tutti, ma soprattutto per i bambini e ragazzi.

Il tema è stato sottolineato anche da vari organismi internazionali, che stanno sollevando serie preoccupazioni circa le conseguenze sui bambini e ragazzi dell’isolamento sociale e della chiusura degli spazi educativi, preoccupazioni che sono state espresse anche in Italia da un folto numero di pediatri e neuropsichiatri infantili. Tra queste preoccupazioni vi è anche quella dell’ulteriore aumento della già elevata incidenza della povertà di bambini e ragazzi, con un peggioramento anche della povertà educativa.

In questo contesto, è certamente cruciale che il reddito delle famiglie sia sostenuto e che i genitori siano messi in condizione di poter lavorare. Appare tuttavia altrettanto necessario portare al centro del dibattito il ruolo del sistema educativo e dell’istruzione, sia per assicurare una crescita adeguata ai bambini e ai ragazzi che per sostenere i genitori lavoratori.

In questa prospettiva, condividiamo l’importanza di rafforzare nell’immediato gli interventi di conciliazione in atto (congedo parentale straordinario, lavoro a distanza laddove possibile, voucher babysitter). Segnaliamo tuttavia che essi coprono solo in maniera limitata il bisogno dei lavoratori/lavoratrici che vi hanno accesso. Sono, inoltre, difficilmente fruibili di principio o di fatto dalla maggior parte delle lavoratrici/lavoratori autonome. In ogni caso, non affrontano e tanto meno mettono al centro i bisogni educativi di bambini e ragazzi.

Nel procedere nella fase 2 (e 3) dell’emergenza COVID 19, con la progressiva riapertura delle attività produttive occorre, quindi, affrontare contestualmente;

  • i bisogni educativi e di socialità dei bambini e ragazzi;
  • i problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori di figli minori, in particolare sotto i 14 anni;
  • il rischio di impoverimento dell’offerta di servizi educativi per la prima infanzia.

I bisogni educativi: la fase 2 e 3 dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi

La riapertura dei servizi educativi per l’infanzia, delle scuole e dei servizi socio-educativi in condizioni di sicurezza sanitaria pone senza dubbio complessi problemi organizzativi, di utilizzo dello spazio e di personale, così come di attività effettuabili. Non si capisce tuttavia perché la loro soluzione venga rimandata in toto a settembre e, per la prima infanzia anche oltre, invece di cominciare ad affrontarla già da ora, come avviene per altri settori e in altri paesi, definendo un Protocollo di salute e sicurezza nazionale specifico per questi comparti attraverso una cabina di regia che coinvolga Istituzioni e parti sociali, e cogliendo l’emergenza sanitaria come uno stimolo per ripensare organizzazioni spaziali e modalità didattiche.

Tutti noi siamo preoccupati di evitare una ripresa della epidemia. Riteniamo, tuttavia, che talune preoccupazioni che spingono a ritardare l’apertura dei servizi per l’infanzia e le scuole, a differenza di quanto avviene in altri paesi dove addirittura si sta ripartendo proprio dai più piccoli:

  1. non tengano in conto i rischi per la salute fisica e psichica di bambini e ragazzi derivanti dalla perdurante assenza di apporti educativi e supporti psicosociali (questi ampiamente documentati sia a livello internazionale che italiano), e questo in particolare per bambini e ragazzi già in condizioni di vulnerabilità biologica e/o sociale;
  2. non tengano in conto che la chiusura di servizi educativi, scuole e servizi socio-educativi non preserva affatto da occasioni di contagio, visto che le famiglie, soprattutto ora che le attività lavorative riprendono, dovranno comunque trovare soluzioni per i loro bambini e quindi si attiveranno forme di socializzazione, con parenti, amici e conoscenti, mettendo i bambini e ragazzi assieme, che lasciano intatti se non aumentano i rischi di contagio, senza peraltro fornire nessun apporto educativo;
  3. non considerino le alternative costituite da forme nuove, per spazi e tempistica e controllate (testing di insegnanti ed educatori, anamnesi familiare per i bambini, sanificazione ambienti, ecc.) di ‘fare scuola’. Le valutazioni del rischio appaiono invece legate a una concezione della scuola organizzata per grandi gruppi in spazi ristretti, che andrebbe superata e che già non è operante nei nidi, ove il rapporto bambini-educatori è di 5 a 1 per i più piccoli, per salire a 8 per i più grandi. Ridurre i gruppi consentirebbe di monitorare meglio sia i bambini, sia i genitori. Dalla scuola primaria in su, il solo ridimensionamento della numerosità delle classi e il conseguente e necessario potenziamento degli organici consentirebbero anche quel distanziamento fisico impossibile da ottenere dai più piccoli.

Ciò che è urgente fare nelle prossime settimane

  1. Nell’ottica di un rafforzamento delle opportunità educative e di socializzazione per bambini e ragazzi già durante l’estate, è necessaria una riprogettazione dei servizi comunali a gestione diretta o indiretta (tramite appalti, e/o convenzioni), che coinvolga tutti i principali soggetti presenti in ogni territorio (enti locali, scuole, servizi sanitari, sindacati, Terzo settore). Tutte le energie disponibili sul territorio vanno convogliate nella direzione di una risposta quanto più possibile coordinata al fine di promuovere opportunità educative e di socializzazione diffuse e di prossimità (per evitare spostamenti) sul territorio, in micro-gruppi, svolti all’aperto o in spazi chiusi che consentano il rispetto dei requisiti di distanziamento fisico, con chiari protocolli sanitari.
  2. Per i bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo e superiore occorre fare una ricognizione di coloro che non sono stati ancora raggiunti dalla didattica a distanza, per mancanza di accesso agli strumenti telematici o per abbandono, in modo da canalizzare le risorse messe a disposizione a questo fine dal governo e mettere a punto iniziative specifiche di sostegno e recupero durante l’estate.
  3. Per i bambini e ragazzi con disabilità o in condizione di grave disagio familiare riprendere e rafforzare, pur con i requisiti richiesti dalla nuova situazione, le iniziative a loro sostegno sospese o fortemente ridotte durante la Fase 1.

Tali azioni a nostro avviso dovrebbero partire da una mappatura, territorio per territorio:

  • degli spazi aperti e apribili a bambini e ragazzi, privilegiando quelli verdi e attrezzati e le sedi scolastiche, che potrebbero essere utilizzate per la fornitura di servizi;
  • dei soggetti che operano in ambito educativo, culturale, ricreativo e sportivo, al fine di valutare il coinvolgimento di tutti gli attori disponibili in un piano inclusivo di servizi che valorizzi le risorse, le esperienze e le professionalità già presenti sul territorio, utilizzando anche i giovani già selezionati per il servizio civile.

Ci sembra questa la linea su cui sta muovendosi l’ANCI nell’interlocuzione con la Ministra della famiglia. Se il coinvolgimento dei Comuni, Province (per l’edilizia scolastica) e Regioni è indispensabile nella progettazione della fase 2 (e 3), occorre tuttavia formulare chiare linee guida nazionali per evitare che ciascun Comune o Regione si muova totalmente per conto suo, o non faccia nulla, lasciando le famiglie e i bambini e ragazzi esclusivamente alle proprie risorse, accentuando le disuguaglianze, oltre che possibili rischi di iniziative fuori controllo dal punto di vista sanitario, oltre che educativo.

La disponibilità a discuterne mostrata dal Presidente del Consiglio negli ultimi giorni è un segnale positivo, ma deve diventare impegno concreto perché le famiglie già vivono in condizione di grande incertezza e hanno bisogno di risposte.

Nel medio-lungo periodo

Contestualmente, senza aumentare la numerosità delle commissioni operanti nell’ambito della risposta pubblica alla pandemia, ma per focalizzarne meglio le competenze in un quadro integrato, è necessario che ai tavoli e alle commissioni che stanno lavorando alle condizioni necessarie per la riapertura dei servizi per la prima infanzia e delle scuole partecipino maggiormente i soggetti che in questi servizi operano e di questi servizi sono responsabili: ANCI, Conferenza Stato-Regioni, insegnanti, educatori, sindacati, enti del Terzo settore e dell’associazionismo civico.

Ciò consentirà di affrontare in modo integrato i problemi della sicurezza sanitaria, dell’organizzazione spaziale e temporale, della qualità e forma della didattica, per i vari ordini di scuola e servizi educativi.

La questione della conciliazione

Accanto a una progressiva riapertura dei servizi e della scuola, per favorire la conciliazione ci sembrano necessari i seguenti strumenti:

  • utilizzo del lavoro a distanza ovunque sia possibile, ma con possibilità di negoziare gli orari (inclusa la possibilità di fruire di part time) e con equilibrio tra donne e uomini e lungo la filiera gerarchica, auspicabilmente regolato attraverso percorsi partecipati dalle rappresentanze dei lavoratori. Nel rispetto delle tutele previste dalla legge e della contrattazione, la priorità dovrebbe essere data ai genitori con figli minori di 14 anni;
  • previsione della facoltà di andare in part time lungo straordinario, se espressamente richiesto da genitori con figli minori di 14 anni, assicurando il pieno diritto alla reversibilità su richiesta del lavoratore e della lavoratrice, sia per i padri sia per le madri (anche per favorire l’alternanza tra i due);
  • prolungamento del congedo genitoriale straordinario, con la possibilità di fruirne part time (analogamente al congedo ordinario), con una maggiore copertura contributiva e con un premio di giorni aggiuntivi se condiviso a turno da entrambi i genitori.

Va considerato che tutti questi strumenti: a) hanno dei costi economici per i lavoratori e le lavoratrici, b) non possono essere adottati con la stessa facilità in tutte le aziende, c) non sono sempre fruibili da parte di tutte le categorie di lavoratori, in particolare autonomi, liberi professionisti, lavoratori dello spettacolo, colf e badanti; d) presentano elevati rischi di svantaggiare ulteriormente le madri sul mercato del lavoro.

Segnaliamo, inoltre, come anche il lavoro a distanza, seppur uno strumento da valorizzare in futuro, rappresenti nelle circostanze attuali – se non combinato con un adeguato set di congedi e permessi e in assenza di servizi educativi e scuola – una soluzione solo parzialmente adeguata, sovrapponendosi alla presenza dei figli 24 ore su 24 e ai compiti aggiuntivi di home schooling, di fatto prodotti dalla didattica a distanza, specie per i più piccoli. Il tutto, spesso, in condizioni di affollamento abitativo e mancanza di strumenti e competenze tecnologiche adeguate.

Rischi di chiusura dei servizi e di perdita di lavoro del personale

Segnaliamo, infine, che la prolungata chiusura dei nidi, delle scuole e dei servizi integrativi per l’infanzia, nonché dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, costituisce un rischio, già in atto, per la stessa esistenza di questi servizi e l’occupazione di chi vi lavora. Vi è già una situazione di forte sofferenza soprattutto nei servizi privati, che costituiscono quasi la metà dei, già scarsi, nidi di infanzia, ma anche in quelli pubblici e nelle scuole dell’infanzia, così come tra gli educatori che lavorano con le scuole con i bambini e ragazzi disabili. Se non si provvede a sostenerli economicamente per affrontare la transizione (inclusi i costi dei necessari adeguamenti strutturali e organizzativi) il rischio è che alla ripresa molti non ci saranno più, accentuando ulteriormente la scarsità di questi servizi che colloca l’Italia tra i paesi europei meno generosi e meno universalistici in questo settore così cruciale per lo sviluppo e le pari opportunità tra bambini.

Il nostro Paese ha già una dotazione relativamente limitata di servizi per la prima infanzia (in particolare per la fascia di età sotto i tre anni): sarebbe tragico se nei prossimi mesi, invece di procedere per un ampliamento di tale rete, così come il governo si era impegnato a fare fino a pochi mesi fa, ci dovessimo ritrovare con un drammatico ridimensionamento della stessa in conseguenza della chiusura di molte esperienze.

bambino con mascherina

Mettere bambini e ragazzi al centro delle politiche per il superamento dell’emergenza Corona virus

COMUNICATO DEL 9 APRILE 2020

L’impatto sulle famiglie della crisi sanitaria

In Italia vivono circa 6 milioni di famiglie con figli under 18 e 10 milioni di bambini e adolescenti. Circa un quarto delle famiglie italiane ha minori in casa e una persona su sei nella popolazione è minorenne. Si tratta delle famiglie e dei soggetti più colpiti dalle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, nell’immediato, ma potenzialmente anche nel medio-lungo periodo. Se tutti i genitori stanno sperimentando forti difficoltà a fronteggiare contemporaneamente le esigenze del lavoro (anche a distanza) con quelle di cura e di supervisione delle attività di bambini e ragazzi (di studio e altro), per alcune famiglie queste difficoltà si combinano con la povertà economica, pregressa o prodotta dalla crisi sanitaria, o con la presenza di disabilità. Vi è pertanto il rischio concreto che si allarghino ulteriormente le diseguaglianze economiche ed educative (fra i nuclei familiari e fra i bambini e ragazzi), così come il rischio di violenza domestica.

Se queste criticità sono diventate particolarmente acute con l’emergenza COVID 19, esse sono anche la conseguenza di situazioni pregresse. La crisi sanitaria va considerata anche come uno stress test sul sistema di welfare italiano e più in generale sul sistema educativo, utile a far affiorare fragilità e diseguaglianze non sempre così evidenti o sulle quali non c’era una chiara consapevolezza. Si tratta quindi non solo di rispondere all’emergenza, ma di prefigurare e attuare cambiamenti strutturali perché il complesso del sistema dei servizi educativi e sociali, oltre che dei trasferimenti economici diretti ai bambini e alle loro famiglie, diventi più efficace, più equo e più capace di utilizzare in modo coordinato le energie e le risorse del settore pubblico, del terzo settore e degli stessi ragazzi e delle loro famiglie.

Le proposte dell’Alleanza per l’Infanzia

In questa prospettiva l’Alleanza per l’Infanzia chiede che ad ogni livello (nazionale, regionale e locale) venga adottata una doppia logica di intervento, che guardi all’immediato, ma nel contempo si ponga anche obiettivi di medio termine.

Essa dovrebbe prevedere un rafforzamento dell’intervento pubblico lungo cinque linee di azione:

  1. Il sostegno economico alle famiglie con figli.
  2. Il sostegno al sistema integrato di educazione e istruzione per i bambini dalla nascita ai sei anni.
  3. Il sostegno al sistema scolastico, anche in un’ottica di maggiore inclusione e supporto degli studenti appartenenti ai gruppi più vulnerabili.
  4. Il rafforzamento del sistema integrato di servizi socio-educativi e socio-assistenziali a livello locale.
  5. Il rafforzamento delle misure di conciliazione tra famiglia e lavoro.

Nei punti 2 e 3 va data particolare attenzione ai minori con disabilità e BES che hanno dovuto sospendere le attività di sostegno e riabilitative.

1 – Sostegno economico alle famiglie con figli

L’Alleanza per l’Infanzia, pur senza entrare nel merito di tutte le varie misure che il governo sta mettendo in campo a sostegno del reddito, segnala l’opportunità di non moltiplicare la frammentazione ed eterogeneità che purtroppo è una caratteristica del sistema di protezione sociale italiano, emersa in tutta la sua debolezza proprio in questa crisi. Troppi lavoratori e lavoratrici rimangono ancora scoperti e le forme di protezione previste non sempre tengono in considerazione la dimensione famigliare e la presenza di figli minorenni.

In questa prospettiva,

  • considera con favore la proposta del Ministro per la famiglia di allargamento “straordinario” a ciascun figlio under 14 dell’assegno precedentemente previsto per i soli nati nel 2020, come rafforzamento del sostegno al reddito di famiglie impoverite e riconoscimento dello sforzo aggiuntivo richiesto per fronteggiare il sovrappiù di responsabilità educative e organizzative richieste.
  • Auspica che tale assegno straordinario sia esteso a tutti gli under 18 e preveda una maggiorazione per i figli disabili.
  • Ribadisce inoltre, oltre la logica dell’emergenza, la necessità di procedere in breve tempo al riordino, da tempo auspicato, dell’insieme dei trasferimenti destinati ai minorenni e alle loro famiglie, in direzione dell’equità e dell’universalismo.

2 – Sostegno al sistema di servizi educativi per l’infanzia (0-6)

Nell’immediato occorre:

  • integrare l’art. 48 del Decreto “Cura Italia”, al fine di garantire ai servizi educativi (nidi e scuole per l’infanzia) pubblici, paritari e privati in convenzione, concessione o in appalto, le risorse necessarie perché nessuno debba chiudere o ridurre forzosamente il proprio personale e invece possa utilizzarlo al meglio per accompagnare le famiglie e i minori in questa fase difficile, garantendo contestualmente l’occupazione ai lavoratori impegnati.
  • Fornire in modo generalizzato a tutti i bambini che frequentano il nido e le scuole dell’infanzia e ai loro genitori un sostegno adeguato tramite attività educative e il mantenimento dei rapporti a distanza, così come avviene per la scuola dell’obbligo e superiore.

Nel medio-lungo periodo occorre inoltre ampliare la disponibilità di servizi educativi per la prima infanzia e del tempo pieno nella scuola dell’obbligo, per favorire le pari opportunità nello sviluppo dei bambini, oltre che la conciliazione famiglia-lavoro per i genitori.

3 – Sostegno al sistema scolastico (6-oltre)

Nell’immediato, ma anche in prospettiva futura:

  • si chiede che il MIUR, di concerto con i servizi televisivi pubblici, lanci un sistema informativo, sia tramite piattaforma online, che tramite canali televisivi dedicati fra quelli digitali, che sostenga le famiglie nelle funzioni educative, anche verso i più piccoli. L’utilizzo del mezzo televisivo, oltre che perfettamente corrispondente alla funzione della televisione pubblica, ovvierebbe in parte alle difficoltà di chi non ha accesso né alla didattica on line (il 6% di tutti gli alunni, secondo una recente stima del MIUR), né alle altre risorse che si trovano sui vari siti specializzati.
  • Un’attenzione particolare, anche utilizzando parte dei fondi strutturali, va dedicata a quei contesti territoriali del Paese (dalle aree interne alle periferie più degradate delle medie-grandi città, in particolare, ma non solo, nel Mezzogiorno) in cui la crisi socio-economica sta colpendo in maniera più forte e le infrastrutture tecnologiche e sociali sono più deboli.
  • Va valorizzata e sostenuta, in collaborazione con la scuola, oggi e per il futuro, l’attività che molte associazioni di società civile e di terzo settore stanno svolgendo per sostenere le famiglie e i bambini e ragazzi in condizione di svantaggio, inclusi i minori non accompagnati, perché non vengano esclusi, di principio o di fatto, dalla didattica a distanza.

4 – Rafforzamento del sistema integrato dei servizi socio-educativi e socio-assistenziali a livello locale

  • Alla luce dell’esperienza di queste settimane, la collaborazione tra i diversi ambiti di intervento e tra istituzioni pubbliche e soggetti della società civile e del terzo settore a livello locale nel campo del lavoro con i bambini e ragazzi va sistematizzata in modo organico, favorendo la co-progettazione e destinandovi anche specifiche risorse. In questa logica occorre superare forme di finanziamento basate sulla micro-progettazione, in direzione di dare stabilità a interventi co-progettati e integrati sul territorio fra i vari attori.
  • Vanno sostenute e valorizzate le attività di animazione culturale-sociale, promosse dall’associazionismo, rivolte ai minori e agli adolescenti, per evitare che spariscano circoli, laboratori sociali e centri di aggregazione per i giovani che costituiscono indispensabili presidi territoriali.

5 – Sostegno ai genitori e conciliazione tra responsabilità familiari e lavorative nel contesto dell’emergenza

Durante l’attuale periodo di lockdown sono venute meno quasi tutte le misure di conciliazione famiglia-lavoro e di sostegno alla genitorialità.

Nell’immediato, è necessario:

  • individuare forme di sostegno e accompagnamento ai neo-genitori (con figli nati in questi ultimi mesi/settimane), i quali stanno affrontando una fase molto delicata della loro vita e di quella dei loro figli appena arrivati, senza poter facilmente contare sulle reti di accompagnamento che normalmente si attivano in questi casi (dall’aiuto dei nonni o di altri parenti al sostegno pediatrico e psicologico, quando richiesto o necessario).
  • Nel programmare la progressiva ripresa delle attività economiche, da un lato è necessario prolungare le parziali misure già messe in atto (congedo parentale e bonus baby sitter), dall’altro predisporre, con le forme di sicurezza necessarie, forme non onerose di socialità ed educazione extra-familiari, sia per favorire la conciliazione famiglia-lavoro dei genitori che non possono lavorare a distanza, sia per consentire ai bambini e ragazzi quelle attività che sono state loro a lungo precluse.

Nel medio-lungo periodo è necessario:

  • sostenere e promuovere interventi che si pongano come obiettivo il sostegno alla genitorialità responsiva nei primissimi anni di vita attraverso spazi e iniziative dedicati.
  • Ampliare la disponibilità di servizi educativi per la prima infanzia e del tempo pieno nella scuola dell’obbligo.
  • Favorire il lavoro a distanza, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e lavoratrici.


COMUNICATO: Covid-19 e chiusura delle scuole. Aumenta la forbice tra bambini di serie A e serie B.

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La proposta delle reti Investing in Children e Alleanza per l’Infanzia al Governo: insegnanti ed educatori sociali per garantire didattica per i bambini e ragazzi in povertà

Il CoronaVirus sta portando con sé, oltre ai rischi che si faticano ancora a stimare sul piano del sistema sanitario ed economico nazionale, anche una nuova minaccia che fino a questo momento non è ancora stata presa in considerazione: quella di aumentare a dismisura il livello di esclusione sociale di bambini/e e ragazzi/e che, privati dalla possibilità di andare a scuola e di svolgere attività sportive e formative, non hanno così accesso alle più basiche opportunità di inclusione sociale.

A porre la questione sul tavolo sono le reti Investing In Children e Alleanza per l’Infanzia, costituite da enti e associazioni impegnate nella tutela dei diritti dell’infanzia, che chiedono alle istituzioni preposte di considerare rapidamente anche questo aspetto.

Quello che non abbiamo ancora messo a fuoco sono gli effetti sociali che derivano da tutte le misure atte ad arginare il propagarsi del virus oltre le soglie della gestibilità.” – dichiarano i portavoce delle due reti – “Stiamo parlando degli effetti sulla vita sociale in tema di diritti e di opportunità delle misure che portano a sospendere a tempo indeterminabile il funzionamento delle istituzioni educative e formative.”.

A pagare davvero il conto di questa crisi sociale del nostro Paese sono e saranno i soggetti socialmente più vulnerabili. Si tratta innanzitutto di quelli che la povertà già colpisce duramente dal 2010, che si trovano già in maniera cronica alle soglie dell’esclusione sociale. I bambini in povertà assoluta sono nel nostro Paese oltre un milione e 260 mila; negli ultimi dieci anni sono triplicati passando dal 3,7% del 2008 al 12,5% del 2018.

Le loro famiglie nella maggior parte dei casi senza lavoro e se presente, con contratti di carattere precario, non potranno in larga parte godere delle misure di supporto alle aziende ai lavoratori che sono allo studio da parte del governo: la loro condizione di indigenza è condannata a peggiorare.

Sono bambini che di sovente a scuola fruiscono dell’unico pasto quotidiano. Bambini che a scuola faticano ad andare già in condizioni ordinarie, e che vivono in molte aree del nostro Paese – nel sud in particolare, ma anche in tante zone periferiche di città economicamente avanzate nel nord est, dove l’accesso all’istruzione rimane l’unica alternativa alla strada.
La difficoltà educativa e le fragilità che spesso accompagnano la condizione di povertà renderanno per molti nuclei estremamente complesso gestire i bambini durante l’inattività delle strutture scolastiche e sostenerli nello studio domestico. Non potranno neppure contare sul sostegno di tutte le attività educative e ricreative messe in atto da cooperative, associazioni, parrocchie proprio a favore dei bambini e ragazzi più svantaggiati. I bambini e i ragazzi con famiglie a basso reddito, infine, oltre a non avere sempre in famiglia persone che possono aiutarli a seguire le istruzioni che vengono mandate dagli insegnanti, saranno i più penalizzati per la mancanza di accesso alla didattica digitale che molti istituti si stanno attrezzando a realizzare per andare avanti nel programma scolastico.

Il diritto all’istruzione messo in discussione non riguarda solo scuola, ma tutte le attività educative per la prima infanzia, cruciali per lo sviluppo dei potenziali dei bambini e soprattutto quelli maggiormente colpiti dalla povertà educativa, e quelle di formazione professionale offrono opportunità importantissime nelle traiettorie di inserimento lavorativo dei giovani.

Non dare il giusto peso alle conseguenze sociali di una crisi sanitaria ed economica come quella che sta investendo il nostro paese sarebbe un rischio enorme. Sarebbe come ripercorre la strada dei governi che si sono succeduti dal 2008, anno di inizio della crisi economica, che non hanno saputo dar corpo ad una strategia adeguata a prevenire ed affrontare il tema della povertà minorile generando diseguaglianze e grandi carenze che impattano sui bambini oggi e su tutti noi negli anni a venire.

La misura della chiusura delle scuole deve essere dunque accompagnata da azioni volte a sostenere le famiglie con problemi economici o che vivono in quei quartieri dove già la dispersione scolastica è a livelli altissimi.

Secondo le reti Investing in Children e Alleanza per l’Infanzia è fondamentale che le scuole e gli insegnanti facciano sistema con il terzo settore che opera da sempre all’interno del sistema scolastico e nei più disparati contesti di educazione informale per assicurare continuità didattica e diritto allo studio ai bambini più vulnerabili, tra cui vi sono anche molti stranieri, che spesso aggiungono alle difficoltà economiche quelle dovute alla non perfetta comprensione della lingua da parte dei loro genitori e della non integrazione nelle reti informali di scambio informazioni e aiuto.

Sarà compito del Governo, di concerto con gli Enti Locali e le istituzioni scolastiche garantire:

  • che ogni bambino abbia a disposizioni strumenti elettronici per la didattica digitale e connessione internet, a titolo personale o facendo ricorso a servizi che li rendano fruibili;
  • la disponibilità di insegnanti ed educatori professionali a sostegno dello svolgimento delle attività didattiche e lo studio a livello domiciliare;
  • pasti a mezzogiorno per i bambini più indigenti con modalità alternative alla mensa scolastica;
  • una copertura economica per le azioni didattiche ed educative con finanziamenti straordinari.

Auspichiamo che una nuova consapevolezza del peso sociale sui bambini delle problematiche che viviamo e che vivremo e di tutte le misure che saranno disposte possa tradursi presto in decisioni e stanziamenti.

Sapremo così utilizzare un momento di difficoltà per sperimentare e mettere a sistema nuovi e più efficaci strumenti per il contrasto alla povertà e l’esclusione sociale dei bambini, vero tesoro di noi tutti.

Per Investing in Children Per Alleanza per l’Infanzia
I portavoce
Gianluca Budano (ACLI)
Ivano Abbruzzi (L’Albero della Vita)  
I portavoce
Chiara Saraceno
Alessandro Rosina
Emanuele Pavolini