Nel nome dei ragazzi. Appello al premier per la scuola dimenticata

di Chiara Saraceno

Nove reti e alleanze che comprendono oltre un centinaio di realtà del terzo settore, dell’associazionismo e del sindacato hanno preparato un documento per chiedere a Conte un incontro

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Si parla tanto di futuro, di ripresa, dell’Italia che verrà, ma i bambini e bambine, le e gli adolescenti, i giovani che si affacciano ora nel mercato del lavoro continuano a essere del tutto marginali, nel migliore dei casi, nell’agenda politica. Di fatto largamente ignorati nel lungo lock down, continuano a essere pressoché assenti dai temi affrontati dagli Stati generali dell’economia. Come se si potesse programmare il futuro senza tener conto dei loro bisogni, diritti, desideri, ignorare il modo in cui le conseguenze della pandemia, a partire dalla chiusura delle scuole, stanno incidendo sulle loro opportunità, sul loro grado di fiducia in un sistema che li ignora mentre li sovraccarica del peso di un debito pubblico sempre più enorme e allarga le disuguaglianze. Basti pensare che nel 2019, anche se per la prima volta dal balzo in alto avvenuto nel 2009 la povertà assoluta era diminuita, essa riguardava un milione e 137 mila (l’11,4%) minorenni. Si stima che questa cifra in questi mesi sia tornata ad aumentare in modo notevole, con conseguenze per la salute, le possibilità di apprendimento e di sviluppo.

Per contrastare l’inaccettabile marginalità, se non disattenzione, del governo ma anche dell’opinione pubblica per il benessere dei più piccoli e più giovani, nove reti e alleanze che comprendono oltre un centinaio di realtà di terzo settore, dell’associazionismo civile e del sindacato, radicate ed impegnate nel mondo della scuola, negli interventi in favore dell’infanzia e dell’adolescenza, hanno deciso di preparare insieme un documento in base al quale chiedere, con una lettera aperta, un incontro a Conte.

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Discusso ieri in un webinar che è stato seguito da qualche migliaio di persone, il documento chiede un investimento serio nell’educazione e benessere dei bambini e adolescenti, che corregga gli squilibri.

A questo scopo propone che il 15% delle risorse destinate alla ripresa sia destinato a interventi per migliorare le dotazioni scolastiche e la qualità dell’istruzione e a contrastare la povertà educativa e che venga definito in tempi un piano strategico nazionale sull’infanzia e sull’adolescenza non settoriale ma integrato, con obiettivi chiari e sistemi di monitoraggio. A queste due richieste se ne collegano altre tre. Una riguarda l’attivazione, a partire dai territori più svantaggiati, dei Poli educativi 0-6 anni, sotto il coordinamento del Ministero dell’Istruzione, previsti dal decreto legislativo 65/20i7 e mai attuati né finanziati , con garanzia di accesso gratuito per le famiglie in difficoltà economica. I servizi che essi dovrebbero coordinare vanno intesi non solo come strumenti di conciliazione famiglia-lavoro, che pure andrebbero rafforzati, ma anche se non soprattutto come risorse educative per tutti i bambini e bambine e come sostegno ai genitori nella loro responsabilità educativa, a prescindere dallo status occupazionale.
Attualmente la scarsità dell’offerta nella fascia 0-3 si traduce in un forte sotto-utilizzo da parte dei ceti più poveri e dei bimbi i cui genitori sono sotto-occupati e a bassa istruzione. Una seconda richiesta, di assoluta urgenza, riguarda l’attivazione di iniziative educative di sostegno ad ampio raggio che raggiungano da subito, senza aspettare settembre, i bambini e ragazzi più colpiti dal black out educativo e da proseguire alla ripresa delle scuole, per contrastare la dispersione scolastica e restituire la fiducia.

Infine, le nove reti segnalano la necessità di costruire patti educativi territoriali per coordinare l’offerta educativa curriculare con quella extracurriculare, mantenendo le scuole aperte tutto il giorno. Non si tratta solo di fare un inventario degli spazi disponibili per moltiplicare le aule, e neppure, come per il passato, di attivare progetti più o meno estemporanei. Piuttosto di costruire un modello cooperativo, valido anche per il futuro, di corresponsabilizzazione di tutti i soggetti interessati all’educazione, incluse le famiglie e i ragazzi stessi, che finora sono stati considerati solo come terminali passivi di decisioni altrui.

È sperabile che il presidente Conte, dopo aver ascoltato le categorie e gli esperti più vari, ed essersi (auto)congratulato per il ritorno a scuola degli studenti per un esame di maturità dimezzato (a differenza dei loro coetanei europei che invece sono tutti tornati regolarmente a scuola normalmente), ascolti anche chi rappresenta le migliaia di educatori, insegnanti, operatori sociali ricercatori che lavorano con e per i bambini, bambine, adolescenti e le loro famiglie.

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